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 I riti della Settimana Santa a Gallipoli sono concentrati nelle  viuzze del borgo antico, dove a dominare sono simboli sacri e   suggestioni antiche. In questi giorni solenni, la città é pervasa da una fortissima atmosfera mistica e, in particolare il giorno del Giovedì Santo, da un silenzio surreale. Se si decide di assistere a questi riti è necessario accostarvisi, seppure con comprensibile curiosità, anche con profondo rispetto. La sera del Giovedì Santo, a due a due, i componenti delle confraternite fanno la visita ai "sepolcri" (vengono allestiti sugli altari delle rappresentazioni simboliche dell'ultima cena) facendo il giro delle diverse chiese; li si può incontrare per le stradine della città vecchia con i loro cappucci e le mozzette colorate.Il momento clou dei riti è il Venerdì Santo, quando a sera, le confraternite portano a spalla statue dei Misteri in una processione lunghissima che durerà fino alle prime ore del giorno dopo. Il corteo è veramente suggestivo e carico di pathos e procede secondo rigide regole tramandate nei secoli tra i confratelli. Ad aprire la processione del Cristo Morto è il suono della "troccola", seguono la luce dei grandi lampioni e il suono della tromba che simboleggia il pianto della Vergine, mentre il rullo dei tamburi riproduce il suono dei singhiozzi. La processione procede lentissima per le vie della città, accompagnata da strazianti e antichissime marce funebri, fino all'alba, al rientro delle statue e delle confraternite nelle rispettive chiese. Alle prime luci dell'alba del Sabato Santo ha inizio l'ultimo dei riti con la commovente processione della Desolata (detta anche, in gergo, "l'Urnia") dalla chiesa della Purità, sui bastioni delle mura di fronte al mare. La statua della Vergine segue nel corteo l'urna in oro zecchino che contiene il Cristo Morto e, dopo aver fatto il giro della città vecchia, sosta un'ultima volta sui bastioni per benedire nuovamente il mare e la sua gente.

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